Sette giorni di ordinaria follia in sette brevi da Israele e Palestina/14

 

1 – “Ho deciso di iniziare il mio tour in Israele per ribadire che il conflitto in Medioriente, che prosegue da migliaia di anni, deve cessare. Se ci sarà pace qui, ci sarà pace in tutto il mondo”. Con questo appello ecumenico alla fratellanza, la pop-star Madonna ha avviato il 31 maggio il suo “Mdna tour”, scegliendo lo stadio Ramat Gan di Tel Aviv.

Oltre 32mila i fan presenti, tra cui numerosi attivisti israeliani invitati personalmente dalla cantante. Assenti invece i due fratelli Amira, del villaggio palestinese di Nil’in, nonostante i biglietti regolarmente acquistati. Tra loro e quello che è stato definito il “concerto della pace” un viaggio impossibile attraverso permessi speciali, check point e muri da superare.

 

2 – Il 31 maggio alla Casa della Memoria di Roma si sarebbe dovuta inaugurare la mostra fotografica “Notte molto nera”, a cura di Laura Cusano, sul massacro di Sabra e Chatila del settembre 1982. L’evento è stato però bloccato. La causa?

Una didascalia in cui si indicava come mandante della strage l’esercito israeliano, fatto su cui l’assessore comunale alla Cultura Dino Gasperini ha “ritenuto necessario esprimere un dubbio in merito alla correttezza storica dei testi”.

Esaustivo il sottotitolo della mostra: “Sabra e Chatila, una memoria scomoda”, che resta tale anche dopo 30 anni. E notti “molto nere” anche per noi, che abbiamo diritto alla storia, purché selezionata.

 

3 – Un recente sondaggio, condotto tra 1.188 palestinesi di Gaza e Cisgiordania dal Jerusalem Media and Communication Center, rivela che se ci fossero le elezioni oggi in Palestina vincerebbe il partito di al-Fatah, e che Marwan Barghouthi, leader politico messo in isolamento in carcere ogni volta che si rivolge al popolo per esortarlo alla resistenza nonviolenta, otterrebbe il voto di un palestinese su due. Cinque gli ergastoli a cui lo ha condannato la giustizia israeliana, in via del tutto precauzionale.

 

4 – Il 1° giugno si celebra la Giornata mondiale per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Per l’occasione, il ministero dell’Informazione di Ramallah ha diffuso un rapporto, in cui si rende noto che dall’inizio del 2012 le autorità israeliane, nel corso di raid e incursioni, hanno arrestato 175 persone. Niente di nuovo, non fosse che si tratta di bambini e adolescenti, tutti minori di 18 anni.

 

5 –  Si chiama “Flame” : è un virus informatico speciale, capace di rubare qualsiasi informazione e registrare comunicazioni, che ha colpito alcuni paesi mediorientali tra cui Arabia Saudita, Egitto, Territori Palestinesi e Iran. Talmente potente che, secondo gli esperti, deve essere stato creato da un apparato statale, una struttura militare o un qualche servizio segreto. Mentre il dubbio s’insinuava nel web, un articolo del New York Times già rivelava che “Flame” è una creatura di Usa e Israele. Il colpevole è sempre il maggiordomo.

 

6 – “Lei si sente più araba o più americana?”. È stata solo una delle molte domande rivolte a Sasha al-Sarabi e Najwa Doughman, cittadine americane di origini arabe, fermate, interrogate e trattenute all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. 14 ore di interrogatori e fermo che hanno portato al divieto di entrare in Israele, di fronte al quale ha dovuto cedere persino l’ambasciata americana. Tra le violazioni della privacy subite dalle due turiste anche il controllo degli account personali di posta elettronica.

“Questa è la procedura. Questo è il modo in cui facciamo le cose in Israele” è stata la risposta degli ufficiali a ogni domanda delle giovani che, come migliaia di altri turisti, appena atterrate hanno letto sulle pareti dell’aeroporto una scritta a caratteri cubitali: “Benvenuti in Israele”. 

 

7 – Dopo anni di inattività torna a volare la Palestinian Airlines, con due velivoli a disposizione e molti progetti di ampliamento. Una piccola compagnia che tenta di riprendere quota nonostante le difficoltà, con collegamenti tra l’Egitto e la Giordania.

“Benvenuti in Palestina” ci sarebbe scritto sulle pareti dell’aeroporto Arafat di Dahanye (Gaza), se solo non fosse stato distrutto durante la seconda Intifada. E se solo la Palestina, per il resto del mondo, esistesse.

 

 

3 giugno 2012