Indie-rock in salsa afghana: i giovani hipsters Kabul Dreams

 

 

Si sono sempre definiti, e forse a ragione, “la prima rock band di Kabul”. In effetti i Kabul Dreams sono stati i pionieri di un tipo di musica che in Afghanistan in pratica non esisteva: l'indie rock.

Jeans attillati, camicie e occhialoni da hipsters, a vederli dall'esterno li scambiereste per un qualsiasi gruppo occidentale alla Oasis, alla Strokes o alla Radiohead.

 

Anche la musica non si discosta molto: dopotutto le influenze sono quelle, insieme a un pizzico di grunge, punk, e persino una spolverata di folk afghano qua e là.

Il loro nome, Kabul dreams, lo spiegano così: “Già solo il fatto di suonare in una rock band è un sogno diventato realtà. Ma noi volevamo di più: volevamo farlo nel nostro paese, nella nostra città”.

E ci sono riusciti, guadagnando pian piano sempre più fan entusiasti tra le nuove generazioni di afghani che vogliono provare a divertirsi in modo “normale”: ascoltando musica, prendendo una chitarra elettrica in mano, o semplicemente andando a un concerto.

"Il messaggio che vogliamo dare ai nostri concittadini è che si può vivere tutti insieme, a prescindere dai gruppi e dalle etnie – spiegano in un'intervista – L'Afghanistan non è solo bombe e Talebani".

"Secondo noi i ragazzi hanno ormai imparato dagli errori della guerra, e noi vorremmo contribuire a cambiare le cose portando nel nostro Paese una ventata di nuovo, attraverso la musica".

Come i loro beniamini americani e britpop, anche i Kabul dreams compongono perlopiù in inglese, non solo per avere una maggiore visibilità anche all'estero, ma perchè i membri della band vengono da tre regioni diverse dell'Afghanistan, e parlano tre differenti dialetti: Sulyman Qardash (voce e chitarra) è uzbeko, Siddique Ahmed (basso) è tagiko, mentre Mujtaba Habibi (batteria) è un pashtun.

 

Ed ecco che con l'inglese si mettono d'accordo tutti...tranne forse i vecchi col turbante!

Anche perchè i nostri il rock occidentale non l'hanno certo scoperto in Afghanistan: con l'avvento dei talebani, infatti, i tre ragazzi sono fuggiti all'estero con le loro famiglie, rispettivamente in Uzbekistan, Pakistan e Iran, per fare ritorno nel loro paese solo dopo la caduta del regime.

“Quando sono tornato a Kabul nel 2002 ero scioccato – racconta  Siddique, il bassista – il livello di distruzione della città era indescrivibile. Eppure, contemporaneamente ero felice di essere finalmente a casa. Ero di nuovo nel mio paese e nessuno mi avrebbe più potuto chiamare rifugiato”.

Per Mujtaba e Sulyman è stato lo stesso, e nonostante i nuovi problemi che si sono sostituiti ai vecchi, i ragazzi hanno iniziato a respirare una certa aria di libertà mai conosciuta prima.

Diventati amici nel 2004, tutti con un bel bagaglio musicale grazie all'esperienza all'estero, nel 2009 hanno infine deciso di concretizzare il loro sogno.

Oggi hanno all'attivo numerosi concerti a Kabul, nonostante ci siano in effetti pochissimi club per la musica dal vivo.

Ma negli ultimi anni, soprattutto le università si stanno pian piano aprendo ad eventi di questo tipo, primo fra tutti il French Cultural Center, e persino i ristoranti ogni tanto si attrezzano per far suonare i ragazzi, nonostante i soliti rischi connessi alla guerra.

“La cosa più bella – aggiunge Sidiq – è che vengono a sentirci anche un sacco di ragazze. Certo nelle aree rurali la situazione è molto diversa, ma a Kabul e nelle città le ragazze prendono parte a queste attività, ormai è una cosa normale”.

Proprio per amore dei loro fan afghani il gruppo ha iniziato a comporre anche qualche pezzo in dari ed è al lavoro per l'uscita del primo album. Il problema è che a Kabul e in tutto il paese non esiste nessuna casa discografica, né attrezzature decenti e competenze in questo senso.

“Diversamente da altrove, qui devi fare tutto da solo. Siccome però non si può saper fare tutto, alla fine la qualità ne risente. Musicalmente parlando, siamo nel bel mezzo del nulla”.

I ragazzi, però non si sono persi d'animo e, attraverso la kickstarter “Sellaband”, sistema che aiuta i giovani musicisti a dare avvio alla loro carriera, hanno cominciato una raccolta fondi pubblica a cui  chiunque può contribuire.

Una volta raggiunta una certa somma (si parla di 55 mila euro) i ragazzi potranno non solo registrare il loro primo album con una casa discografica tedesca, ma anche avviare una buona promozione più un piccolo tour europeo. Per ora hanno raccolto circa 5mila euro, tutti donati da fan e simpatizzanti. Il sogno dei giovani musicisti di Kabul continua.

 

Per ascoltare i Kabul dreams, clicca qui