"Benvenuti in Palestina". Un flottiglia nonviolenta in volo verso Tel Aviv

Il 15 aprile parte la missione internazionale “Benvenuti in Palestina”: 1.500 attivisti da tutto il mondo voleranno verso Tel Aviv con l’intenzione di dichiarare alle autorità israeliane il vero scopo del loro viaggio, senza mentire. Già recapitate alle compagnie aeree le “liste nere” dei passeggeri “non desiderati”, e gli organizzatori lanciano l’appello : “Facciamo noi le agenzie di stampa”. 

 

 

 

di Cecilia Dalla Negra

 

“Benvenuti in Palestina 2012” è il titolo della missione, ma è insieme un auspicio, un desiderio, una ferma volontà.

Che la Striscia di Gaza sia assediata da Israele, e i Territori della Cisgiordania occupati militarmente è cosa nota. Che di fatto il governo israeliano detenga il controllo totale su tutta la Palestina, attraverso un intricato sistema di permessi che coinvolge anche i cittadini internazionali, per molti potrebbe rappresentare invece una novità. 

L’antefatto necessario per comprendere il senso della missione è capire come funzionano i controlli per entrare e uscire da Israele.

Recarsi nel paese, per un qualsiasi cittadino non-israeliano, e qualunque sia il motivo del suo viaggio, significa atterrare all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv – l’unico dell’area - ed essere sottoposti ad una serie di controlli e interrogatori, condotti da soldati in divisa e armati, che pretendono di conoscere ogni dettaglio del viaggio, dal tempo di permanenza nel paese al pernottamento, dalle tappe che si intendono toccare alla ragione per cui abbiamo scelto di visitarlo.

Uno studio invasivo che penetra fin nell’interno più intimo del nostro bagaglio, accompagnato da toni intimidatori, nel tentativo di accertare oltre ogni ragionevole dubbio che non solo non si ha intenzione di entrare in contatto con alcun palestinese, ma che dei palestinesi e della Palestina in genere ignoriamo persino l’esistenza.

Solo a questo punto è concesso il  “benvenuto, e buona permanenza in Israele”. Stesso trattamento riservato anche a viaggio terminato, quando in aeroporto, pronti a tornare a casa, si sarà sottoposti a domande, ricerche e indagini su come abbiamo effettivamente impiegato il tempo della nostra permanenza.

Israele, senza alcun effettivo fondamento legale, si riserva la scelta di negare l’ingresso a chiunque desti sospetto di avere a che fare con l’attivismo pro-palestinese, e si avvale della facoltà di rimpatriarlo forzatamente mettendolo sul primo volo utile per farlo tornare da dove è venuto. 

Condizioni che condannano inesorabilmente chiunque abbia a cuore la causa palestinese, o abbia anche solo intenzione di visitare i Territori occupati, a mentire suo malgrado alle autorità israeliane, tanto in entrata quanto in uscita. 

Un controllo, questo, che di fatto si estende non soltanto a tutta la Palestina occupata, cui è negato l’accesso, ma anche a tutti gli internazionali, che non sono liberi di esercitare il proprio diritto alla circolazione, autodeterminando la destinazione dei propri spostamenti. 

Contro questo sistema si batte “Benvenuti in Palestina”, missione internazionale che, il prossimo 15 aprile, vedrà circa 1.500 attivisti, provenienti da 15 paesi del mondo, volare contemporaneamente verso Tel Aviv, e dichiarare alle autorità israeliane che la propria destinazione non è una spiaggia israeliana o il Santo Sepolcro, ma la Palestina.

Che lo scopo del viaggio non è un pellegrinaggio o un’escursione turistica, ma raggiungere la città di Betlemme, dove sono attesi per partecipare alla costruzione di un complesso scolastico. Ad aspettarli anche numerosi attivisti israeliani, contrari alle politiche del proprio governo.

“Basta bugie” è la parola d’ordine di una missione che, sfidando i diktat del governo israeliano, intende prima di tutto mostrare al mondo il blocco cui i Territori Palestinesi sono sottoposti, esprimendo alla popolazione la propria solidarietà. 

Lo scorso luglio un primo tentativo era stato attuato: ai 500 attivisti in partenza da diverse città europee verso Tel Aviv era stato impedito non l’ingresso, ma addirittura l’imbarco nei propri aeroporti, attraverso una “lista nera” consegnata alle compagnie aeree dal governo israeliano. 200 persone che riuscirono ugualmente ad arrivare al Ben Gurion furono arrestate senza aver commesso alcun reato, trasferite nelle carceri israeliane e rimpatriate. Un comportamento che fece discutere anche in Israele, accendendo un dibattito sui principali quotidiani. 

Gli auspici sotto i quali la nuova missione si prepara a partire non sono migliori: il sito israeliano Y-Net ha comunicato che il governo israeliano ha mobilitato 650 agenti per fronteggiare gli attivisti – che si sono espressamente dichiarati nonviolenti – e una nuova “lista nera” è stata consegnata alle compagnie aeree, con oltre 300 nomi di persone cui deve essere negato l’imbarco sui voli diretti a Tel Aviv domenica prossima. 

Imperativo cui ha già fatto seguito la tedesca Lufthansa, come denunciato dagli organizzatori: decine di passeggeri sono stati avvisati ieri dalla compagnia che i loro biglietti sono stati “annullati per ordine di Israele" e che saranno rimborsati.

Nel messaggio recapitato hanno trovato scritto che “Israele ha prodotto una lista di nomi di persone a cui deve essere negato l’ingresso. Il suo nome è fra questi, per cui il suo biglietto è annullato e sarà rimborsato”.

Passeggeri che si recheranno ugualmente all’aeroporto di partenza “per ricordare che la Cisgiordania, come tutto il resto della Palestina, non appartiene a Israele, e per pretendere il rispetto del diritto internazionale”. 

Il governo italiano, da parte sua, invece di garantire libertà di circolazione ha informato, attraverso il sito Viaggiare Sicuri del ministero degli Esteri, che “in concomitanza con manifestazioni organizzate attorno al 15 aprile saranno intensificati i controlli all’ingresso di Israele, e sono ipotizzabili fermi di sicurezza precauzionali nei confronti di viaggiatori stranieri. Si raccomanda pertanto ai connazionali di anticipare o posticipare eventuali viaggi programmati attorno a queste date”. 

Minacce e intimidazioni che non hanno fermato gli attivisti, il cui numero in queste ore continua a salire, e tra cui è presente anche una delegazione italiana, in partenza da 4 differenti aeroporti.

Forti le precauzioni degli organizzatori per garantire che la missione sia portata a termine con successo, tra cui la dichiarazione, sottoscritta da tutti i partecipanti, che saranno utilizzate forme “nonviolente, nelle parole e negli atti”. 

A “Benvenuti in Palestina 2012” hanno aderito importanti firme internazionali, tra cui Noam Chomsky e Desmond Tutu, oltre agli italiani Alex Zanotelli, Margherita Hack e don Nandino Capovilla.

Gli organizzatori intanto invitano i social media a “fare meglio delle agenzie di stampa: rilanciare gli aggiornamenti dandone ampia diffusione”.

Gli sviluppi in tempo reale sul sito, sulla pagina Facebook e su Twitter (@freedomflotita #flytilla). 

 

13 aprile 2012