Bahrain

Denominazione ufficiale:
Mamlakat al-Bahrayn - Kingdom of Bahrayn
Capitale:
Manama
Popolazione:
1.214.705 abitanti, inclusi 235.108 cittadini stranieri (stima luglio 2011). Fonte: CIA World Factbook
Lingue:
L’arabo è la lingua ufficiale (art. 2 della Costituzione del 2002). Presenti anche inglese, farsi, urdu. Fonte: CIA World Factbook
Religioni:
Musulmani: 81,2% (sebbene non esistano stime recenti precise, si parla di una maggioranza sciita pari al 65%); cristiani: 9%; altre: 9,8% (censimento 2011). Fonte: CIA World Factbook.
Forma di governo:
Monarchia ereditaria costituzionale. La shari‘a è la fonte principale della legislazione (art. 2 della Costituzione del 2002), i poteri -legislativo, esecutivo e giudiziario- sono esercitati in ambiti separati. Le elezioni sono a suffragio universale per i cittadini del Bahrain.
Capo dello Stato :
Sua Maestà Hamad ibn Isa Al Khalifa
Potere legislativo:
Parlamento bicamerale (Assemblea nazionale), composto da un’Assemblea consultiva (Majlis al-Shurà), con 40 membri di nomina regia, e da un’Assemblea dei rappresentanti (Majlis al-Nuwwab), con 40 membri eletti dal popolo.
Potere esecutivo:
Primo ministro di nomina regia, che designa un governo responsabile nei confronti del re.
Cronologia:
1913:La Gran Bretagna e l’impero ottomano firmano un trattato, mai ratificato, che riconosce fra l’altro l’indipendenza del Bahrain e pone le basi per le successive dispute territoriali con il Qatar intorno alla sovranità sull’arcipelago delle Hawar, nel golfo di Bahrain. Il Bahrain resterà formalmente sotto il protettorato britannico, istituito nel 1861.
1939: La Gran Bretagna assegna le isole Hawar al Bahrain e non al Qatar.
1967: La Gran Bretagna trasferisce in Bahrain le sue basi navali, abbandonando Aden, nello Yemen del Sud.
1968: La Gran Bretagna dichiara la fine del protettorato sugli stati del Golfo persico. Il Bahrain progetta l’unione con il Qatar e con gli Stati della Tregua (Trucial States) ma il progetto fallisce.
1970: L’Iran dichiara formalmente di rinunziare a ogni pretesa di sovranità sul Bahrain.
1971, agosto: Il Bahrain dichiara l’indipendenza. La Quinta Flotta USA subentra nelle basi navali dismesse dalla Marina britannica. Lo shaykh Isa ibn Salman Al Khalifa, capo della dinastia tribale, proveniente dal Qatar, al potere nell’arcipelago dal XIX secolo, proclama il Bahrain un emirato e il Consiglio di stato il suo primo governo.
1971, 16 dicembre: Proclamazione dello Stato del Bahrain.
1972, dicembre: Elezioni per un’Assemblea costituente, aperte ai soli cittadini maschi maggiori di 20 anni.
1973, dicembre: Entra in vigore la Costituzione (6 dicembre) e sono indette il giorno successivo le consultazioni per l’Assemblea nazionale, un corpo legislativo consultivo di 44 membri (14 membri del governo più 30 eletti dai cittadini).
1975, agosto: Il primo ministro Khalifa ibn Salman Al Khalifa denunzia che l’Assemblea nazionale non riesce a legiferare. L’Emiro scioglie il Parlamento per decreto.
1981, maggio: Il Bahrain si unisce al Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), che comprende anche Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
1981, dicembre: 73 membri del Fronte islamico per la liberazione del Bahrain, d’ispirazione iraniana, sono arrestati con l’accusa di cospirare contro il governo.
1986, aprile: Le truppe del Qatar occupano la striscia di terra nota come Fasht al-Dibal, posta nello spazio di mare fra i due stati.
1986, giugno: Il Qatar si ritira da Fasht al-Dibal, dopo la mediazione dell’Arabia Saudita.
1991, gennaio: Come membro del CCG, nell’ambito della forza Peninsula Shield, il Bahrain partecipa all’operazione Desert Storm contro l’Iraq (Prima guerra del Golfo).
1991, luglio: Il Qatar porta dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia le sue pretese territoriali sulle isole Hawar, Fasht al-Dibal e Qit’at Jaradah, che il Bahrain rifiuta di riconoscere.
1991, ottobre: Il Bahrain firma un accordo di cooperazione e difesa con gli Stati Uniti.
1992, dicembre: L’Emiro istituisce un Consiglio consultivo i cui 30 membri, di nomina emirale, durano in carica 4 anni.
1994, dicembre: Proteste in seguito all’arresto del religioso sciita Ali Salman, che chiedeva la ricostituzione dell’Assemblea nazionale sciolta nel 1975 e criticava il ruolo della famiglia regnante.
1995, gennaio: Ali Salman è espulso e chiede asilo in Gran Bretagna; altri arresti di religiosi sciiti.
1995, febbraio: Il Bahrain rifiuta la mediazione della Corte Internazionale di Giustizia nella contesa con il Qatar.
1995, giugno: A seguito di un rimpasto, il governo comprende 5 ministri sciiti.
1996, gennaio-febbraio: Dopo un attentatoa Manama, nuovi arresti di membri della comunità religiosa sciita e dell’opposizione politica sunnita.
1996, settembre: Il Consiglio consultivo è portato a 40 membri.
1999, marzo: L’emiro Isa Al Khalifa muore, gli succede il figlio maggiore Hamad.
1999, dicembre: L’emiro del Qatar Hamad ibn Khalifah Al Thani visita il Bahrain. I due paesi istituiscono un comitato per dirimere le dispute territoriali.
2000, settembre: Per la prima volta l’emiro nomina nel Consiglio consultivo membri non musulmani e donne.
2001, febbraio: Referendum sulla riforma del sistema politico. Gli abitanti del Bahrain approvano a grande maggioranza la proposta di istituire una monarchia costituzionale, dove il Parlamento comprenda una Camera bassa eletta e il potere giudiziario sia indipendente.
2001, marzo: La Corte Internazionale di Giustizia dirime la controversia territoriale fra Bahrain e Qatar, assegnando al Bahrain le isole Hawar e Qit’at Jaradah, al Qatar Zubarah e Fasht al-Dibal.
2002, febbraio: Il Bahrain diventa ufficialmente una monarchia costituzionale. La nuova Costituzione sancisce, fra l’altro, il diritto delle donne di votare e di candidarsi in politica.
2002, ottobre: Prime elezioni legislative dopo 30 anni, con una partecipazione superiore al 50%.
2004, aprile: Nada Haffadh è la prima donna a capo di un ministero.
2004, maggio: Proteste a Manama della popolazione sciita dopo i bombardamenti delle città sacre di Najaf e Karbala in Iraq. Il re rimuove il Ministro degli interni dopo la repressione della protesta da parte della polizia.
2004, settembre: Bahrain e Stati Uniti siglano un accordo di libero scambio. L’Arabia Saudita condanna questo accordo, asserendo che esso mina l’integrazione economica regionale.
2006, novembre: L’opposizione sciita ottiene il 40% dei voti alle elezioni generali. Uno sciita, Jawad ibn Salem al-Oraied, è nominato vice-Primo ministro.
2008, maggio: Houda Nonoo, è nominata ambasciatrice negli Stati Uniti: è la prima ambasciatrice di religione ebraica del mondo arabo.
2009, aprile: Il re grazia più di 170 prigionieri accusati di attentare alla sicurezza nazionale; tra di loro, 35 sono sciiti.
2010, settembre: Venti leader dell’opposizione sciita, accusati di complottare per rovesciare la monarchia promuovendo violente proteste e sabotaggi, vengono arrestati prima delle elezioni.
2010, dicembre: Alle elezioni legislative, il partito della maggioranza sciita, il Wifaq, conquista 18 dei 40 seggi dell’Assemblea dei rappresentanti.
2011, febbraio: Migliaia di manifestanti si radunano a Manama, ispirati dalle rivolte popolari che rovesciano i governanti in Tunisia e in Egitto. La repressione della protesta fa numerose vittime fra i manifestanti. Il re rilascia diversi prigionieri politici in segno di conciliazione.
2011, marzo: Intervento delle truppe saudite per prevenire future agitazioni. Le autorità dichiarano la legge marziale e mettono un duro freno agli attivisti pro-democrazia. Le proteste continuano nonostante il divieto di dimostrazione.
2011, aprile: Il governo mette al bando i due partiti della maggioranza sciita, il Wifaq e ‘Amal. Quattro manifestanti sono condannati a morte per l’uccisione di due poliziotti.
2011, giugno: Fine della legge marziale.
2011, settembre: Elezioni per sostituire i parlamentari dell’opposizione sciita dimissionari in segno di protesta contro la repressione delle dimostrazioni; l’affluenza è bassa.
Riferimenti:
J. Teitelbaum (a cura di), Political Liberalization in the Persian Gulf, Columbia U.P., New York, 2009.
Y. Nakash, Reaching for Power: The Shi’a in the Modern Arab World, Princeton U.P., Princeton (NJ), 2006.
(a cura di Valeria Resta e Antonio Bonanata)
