Bahrain, dove i gas lacrimogeni uccidono

Un bambino di 45 giorni è morto in Bahrain per aver respirato i gas lacrimogeni utilizzati dalle autorità governative contro i manifestanti. L’appello di Amnesty è rimasto inascoltato e la visita prevista dall’organizzazione è stata cancellata.

 

 

di Maria Letizia Perugini

 

Un’altra vittima dei gas lacrimogeni in Bahrain, e questa volta la notizia è agghiaggiante: un neonato di 45 giorni è morto per aver respirato i gas utilizzati contro i manifestanti.

Gas che sono stati una costante delle proteste nel mondo arabo e nel piccolo Stato del Golfo, dove le truppe saudite stanno supportando il governo in carica per reprimere le proteste. 

Amnesty International aveva lanciato l’allarme il mese scorso, ma il suo appello è rimasto inascoltato.

A gennaio l’organizzazione per la difesa dei diritti umani aveva chiesto al governo del Bahrain di aprire un’indagine sull’utilizzo dei gas lacrimogeni da parte delle forze di sicurezza. Secondo i dati forniti da un’associazione del paese e riportati da Amnesty sarebbero 13 le persone morte dall’inizio delle proteste, con un picco registrato proprio negli ultimi mesi.

"L'aumento dei decessi ma anche le testimonianze dirette suggeriscono che i gas lacrimogeni vengono utilizzati impropriamente dalle forze di sicurezza, anche all’interno delle case e in altri spazi ristretti", ha detto Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore di Amnesty per il Medio Oriente e Nord Africa.

Testimoni oculari hanno raccontato di aver visto le forze di sicurezza del paese sparare le munizioni dei gas direttamente all’interno delle abitazioni o ad altezza uomo.

Secondo l’organizzazione le forze di sciurezza avrebbero fatto un uso eccessivo di queste armi, e soprattutto improprio. I soldati non sarebbero stati infatti istruiti a dovere in merito al modo in cui impiegare i gas.

L’uso dei gas all’interno delle case sta allungando drammaticamente la lista delle vittime, soprattutto donne e bambini: il 20 gennaio è morto Yaseen AlAsfoor, tre settimane dopo essere stato  ospedalizzato dopo che le forze di sicurezza avevano sparato i gas contro la sua casa nel villaggio di Ma'ameer, a sud di Manama.

Il 31 dicembre era morto Sayyed Hashem Saeed, sul colpo, per essere stato travolto da un canister di gas.

Amnesty pretende ora che i gas lacrimogeni, fino a questo momento considerati solo come 'mezzi di dispersione della folla', vengano invece classificati come armi convenzionali, in modo che il loro uso sia regolato dai trattati internazionali.

Il braccio di ferro tra l'organizzazione e le autorità del regno ha portato anche all'annullamento della visita prevista nel paese per il mese di marzo: il governo del Bahrain ha infatti imposto pesanti limiti temporali tali da rendere inutile la visita degli esperti dell’organizzazione.

Nel comunicato diffuso in queste ore si legge: “Il nuovo limite di cinque giorni imposto dalle autorità per le visite delle organizzazioni internazionali è un grave ostacolo alla capacità di svolgere il proprio lavoro sui diritti umani ".

 

7 marzo 2012