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Afghanistan. L'opposizione che sfida i diritti delle donne

Approvata con decreto presidenziale nel 2009, la legge contro la violenza sulle donne è giunta in Parlamento, dove a causa dell'opposizione dei conservatori, il suo futuro è ora appeso a un filo.

 

 

 

 

  di Anna Toro

 

 

 

L'approdo del decreto in aula è stato fortemente voluto dalla parlamentare Fawzia Kofi, attivista per i diritti delle donne, e in gara per le presidenziali del 2015: Kofi avrebbe voluto cementarlo con un voto in Parlamento, onde evitare che l'eventuale futuro presidente possa essere tentato dall'abrogarla o indebolirla per di soddisfare la linea dura dei partiti religiosi e dei talebani, con cui il governo sta negoziando.

 

Ma l'attivista non aveva fatto i conti con i religiosi dell'ala più conservatrice, che hanno letteralmente bloccato la legge sostenendo che parti di essa 'violerebbero i principi islamici e incoraggerebbero alla disobbedienza'.

 

Approvata nel 2009, ma solo per decreto presidenziale, la legge sulla eliminazione della violenza contro le donne (Law on Elimination of Violence Against Women, chiamata anche EVAW) criminalizza, tra le altre cose, i matrimoni precoci e quelli forzati, e vieta la pratica del 'Baad', ovvero lo scambio di ragazze e donne della famiglia per risolvere le controversie economiche. 

 

Rende inoltre la violenza domestica un reato punibile fino a tre anni di carcere e specifica che le vittime di stupro non devono affrontare accuse penali per fornicazione o adulterio.

 

Sebbene il Parlamento afghano conti più di 60 donne, per lo più a causa di disposizioni costituzionali che impongono le cosiddette 'quote rosa', ad avere la meglio durante il dibattito di sabato scorso in aula è stata la maggioranza conservatrice.

 

Le obiezioni più feroci sono sorte intorno al divieto dei matrimoni precoci, alla protezione delle vittime di stupro, ai rifugi per le donne che scappano di casa e al dimezzamento del numero delle mogli permesse (da quattro a due).

 

 

Religiosi all'attacco

 

"E' sbagliato che una madre e un padre non possano dare in sposa la loro figlia prima dei 16 anni", ha dichiarato Obaidullah Barekzai, parlamentare della provincia sud-est di Uruzgan. Barekzai si è scagliato contro tutti i limiti di età per le donne, citando la storica figura Hazrat Abu Bakr Siddiq, compagno del Profeta Maometto, che "ha fatto sposare la figlia all'età di sette anni".

 

Posizione condivisa anche da Nasirullah Sadiqizada Neli, parlamentare conservatore della provincia di Daykundi, secondo il quale "rimuovere l'usanza, molto comune in Afghanistan, di perseguire le vittime di violenza da adulterio porterebbe al caos sociale: le donne sarebbero così incoraggiate a praticare liberamente il sesso extraconiugale, con la certezza di poter rivendicare lo stupro in caso di arresto".

 

"L'adulterio per l'Islam è di per sé un crimine, a prescindere dal fatto che la persona sia stata costretta o no", ha ribadito Mandavi Abdul Rahmani, deputato della provincia di Barlkh, aggiungendo che il Corano fa esplicito riferimento al fatto che un marito ha il diritto di picchiare una moglie disobbediente come ultima risorsa, a patto di non "danneggiarla in modo permanente".

 

"Ma secondo questa legge – continua – se un uomo picchia la moglie, rischierebbe in ogni caso  dai tre mesi ai tre anni di carcere".

 

In sostanza, secondo i deputati conservatori, la legge rifletterebbe "i valori occidentali che in Afghanistan non sono praticabili".

 

E dire che la maggiore libertà per le donne è uno dei cambiamenti più visibili (e pubblicizzati all'estero) nel paese da quando l'invasione guidata dagli Usa nel 2001 ha rovesciato il regime talebano. 

 

Mentre erano al potere, i talebani avevano imposto una rigida interpretazione dell'Islam a totale svantaggio della popolazione femminile: per cinque anni, il regime ha vietato alle donne di lavorare, andare a scuola, e persino uscire di casa senza essere accompagnate da un parente maschio. 

 

In pubblico, sono state spesso costrette a indossare il burqa, l'ampia veste che le copre dalla testa ai piedi, viso compreso. AI trasgressori spettavano fustigazioni o esecuzioni pubbliche.

 

Ora, i miglioramenti della condizione femminile hanno coinvolto soprattutto i grandi centri urbani, lasciando le vaste zone rurali ancora in balia di quelle usanze profondamente conservatrici, e il rifiuto dell'EVAW riflette l'ampio potere di cui godono ancora i partiti religiosi, inclusi i talebani. 

 

 

La preoccupazione delle attiviste

 

Nonostante la sconfitta di sabato, il decreto presidenziale resta tuttora in vigore. Fawzia Kofi ha detto al Parlamento che invierà la normativa in commissione, con il voto che potrebbe arrivare entro la fine dell'anno.

 

La decisione di Kofi ha però spaccato in due la società civile che si batte per i diritti delle donne. 

 

Sono molte le attiviste che, profondamente preoccupate per le possibili modifiche (in negativo) che un passaggio parlamentare avrebbe potuto apportare alla legge, per anni si sono battute contro i tentativi di inserirla tra gli ordini del giorno.

 

"Sappiamo chi c'è in Parlamento – aveva detto Soraya Sobrang, attivista per i diritti delle donne, prima della discussione – Cosa li fermerebbe dal tirar fuori dalla tasca un elenco di modifiche volte a indebolire le protezioni contro il matrimonio precoce o addirittura quelle contro lo stupro?"

 

"E' un vero e proprio azzardo" concorda Mahbooba Saraj, avvocato, durante una conferenza stampa dell'Afghan Women’s Network, una delle più grandi organizzazioni afghane, e che la settimana scorsa aveva avviato una campagna via mail alle ambasciate, ai giornalisti e alle organizzazioni internazionali contro la discussione e le possibili modifiche dell'EVAW.

 

"C'è un rischio effettivo che tutto ciò abbia aperto un vaso di Pandora, galvanizzando chi si è opposto dall'inizio a questo decreto, persone che in linea di principio si oppongono a maggiori diritti per le donne", ha spiegato Heather Barr, ricercatrice di Human Rights Watch.

 

Questo nonostante la normativa vigente sia tutt'altro che ideale: innanzitutto manca una definizione di "crimini d'onore", inoltre la legge offre poca chiarezza su come la polizia e i pubblici ministeri si devono comportare di fronte a una donna che scappa di casa per sfuggire alla violenza, e che spesso viene messa in carcere "preventivamente", con l'accusa di "intenzione" di commettere adulterio. 

 

Inoltre spesso le donne sono costrette a ritirare le accuse di violenza domestica sotto l'enorme pressione delle famiglie (un altro punto che Fawzia Kofi avrebbe voluto implementare, inserendo un punto nella legge che specifichi la possibilità di portare avanti le indagini anche una volta ritirata la denuncia).

 

 

Un futuro incerto

 

Non solo la legge è ancora imperfetta, ma sarebbe anche poco applicata, nonostante i miglioramenti soprattutto nelle aree urbane. 

 

Un'analisi delle Nazioni Unite alla fine del 2011 ha riportato che solo una piccola percentuale dei reati denunciati contro le donne sono stati perseguiti dal governo afghano: tra marzo 2010 e marzo 2011 (il primo anno in cui il decreto era in pieno vigore) i pubblici ministeri hanno presentato accuse penali in soli 155 casi, pari al 7% del numero totale dei delitti denunciati.

 

"Sulla questione femminile si è fatto un passo indietro – ha commentato Kofi – il governo in passato è stato più solidale".

 

Stavolta, invece, Karzai (che non concorrerà per un altro mandato), ha detto da subito di non volersi intromettere, nonostante pochi giorni fa abbia ricevuto una delegazione di attiviste per i diritti delle donne e ascoltato le loro ragioni. 

 

In passato il presidente ha dato prova di una certa ambivalenza nei confronti di questo tema: sebbene abbia approvato il decreto del 2009, nel 2012 ha però appoggiato un "codice di condotta" stilato dal consiglio degli Ulema (l'alta autorità religiosa afghana), che consente ai mariti di picchiare le mogli "in determinate circostanze". 

 

"L'attuazione della legge contro la violenza e per la tutela dei diritti delle donne è tra i principali indicatori del Tokyo Mutual Accountability Framework [il documento di partnership strategica prodotto dalle conferenze internazionali del 2012, ndr] – scrive l'Afghan Women’s Network in un comunicato –

Mentre l'Afghanistan ha ancora molto da dimostrare sul suo buon governo e sulla volontà di eliminare la corruzione, l'EVAW rimane uno dei pochi, importantissimi traguardi di questa nazione sulla strada della cancellazione di tutte le passate immagini di brutalità e di pratiche medievali per quanto riguarda le donne del paese".

 

 

 Per la foto si ringrazia di Giuliano Battiston

 

 

 

23 maggio 2013

 

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