Approfondimenti
Tunisia. Violenza, se le donne sono ancora colpevoli
È difficile dire se i casi di aggressione sessuale in Tunisia siano aumentati, o se le vittime abbiano iniziato a denunciare di più. Ma “siamo ancora in un contesto di colpevolizzazione della donna”, in cui stigmatizzazione sociale e ‘onore’ hanno la meglio sulla giustizia.
EAU. Il maxi-processo ai ‘94’ e la paura delle Primavere
Il processo iniziato a marzo contro i 94 cittadini accusati di complotto contro il governo è solo l'ultimo atto di una politica di repressione sempre più stringente che lo Stato del Golfo sta attuando contro le presunte minacce alla propria sicurezza. Ispirate, secondo le autorità, proprio dalle Primavere arabe.
Palestina. L’assistenza umanitaria che non sostituisce la politica
Criticata da più parti, sotto-finanziata da 20 anni, l’Unrwa ha in Palestina un ruolo mai assunto da nessun altro organo dell'Onu. Forse anche per questo finisce per diventare il simbolo di un'assistenza umanitaria che non può sostituire la soluzione politica necessaria. Lo dimostrano le recenti proteste a Gaza.
Femen: guerra santa senza veli o neocolonialismo culturale?
Giovedì scorso il collettivo femminista Femen è tornato a far sentire la propria voce con la controversa iniziativa "Topless Jihad Day", una mobilitazione duramente criticata anche da molte musulmane.
Giordania. La pagella di re Abdallah
La notizia ha un mese, ma la pubblicazione dell'articolo di Jeffrey Goldberg sul numero di aprile della rivista "The Atlantic" ha riaperto il vaso di Pandora. L'intervista a re Abdallah II di Giordania uscita il 18 marzo fa ancora discutere, dentro e fuori dal paese.
Palestina. L''islamizzazione' di Gaza, tra divieti e tradizione
Codici di abbigliamento, classi separate nelle scuole e divieti che continuano a sommarsi: la vita delle donne a Gaza resta stretta tra patriarcato, governo e Occupazione. Uno status unico il loro, che racconta di un passato da protagoniste e di un presente pieno di sfide.
Turchia. Il processo "Ergenekon" e la battaglia per i diritti civili
L'udienza del processo “Ergenekon”, che vede sul banco degli imputati 275 persone accusate di aver tentato di organizzare un golpe, è stata rimandata. Tra lacrimogeni e manganelli.
La Turchia e la piaga del lavoro minorile
Piccole ombre che si aggirano nei porti, nei mercati, nelle piccole botteghe ma soprattutto nei campi da coltivare. In Turchia sono quasi novecentomila i minori costretti a lavorare e il fenomeno è tutt’altro che in diminuzione.Turchia e Israele, quando il business vale più delle parole
Tra la sete di gas europea e le ricche riserve mediterranee, la Turchia di Erdogan 'riscopre' grazie all'energia il proprio ruolo di ponte strategico tra Oriente e Occidente.
Afghanistan. Quando il terrore arriva dal cielo (e uccide)
Li chiamano benghai e producono un ronzio simile a quello delle mosche. I droni americani continuano a mietere vittime civili con bombardamenti “chirurgici” contro i "terroristi". Due giorni fa l'ennesima tragedia targata Nato.
Egitto, una giornata di rabbia e lacrime
La manifestazione di sabato contro il presidente Morsi è sfociata in violenti scontri con la polizia. Ecco il racconto di una giornata di lacrime e sangue.
Petrolio. L'Iraq batte l'Iran, sulla produzione
La produzione irachena di greggio ha superato quella iraniana, rendendo Baghdad il secondo produttore tra i paesi Opec. Sebbene le prospettive di crescita siano ottime, sul futuro del settore pesano carenze infrastrutturali e scontri politici.
Egitto: alla ricerca dei fondi perduti (o meglio rubati)
Mentre si attende l'erogazione del prestito del Fondo monetario internazionale, lo Stato sta cercando di recuperare i beni sottratti durante l'ex regime. L'ultimo obiettivo è Gamal Mubarak, ma soprattutto i suoi fondi nascosti alle isole Vergini.
Egitto. Come un comico finisce in Procura
Col suo programma satirico El-Barnameg, il comico egiziano Bassem Youssef è diventato una celebrità in tutto il Medio Oriente. Attivo nel mondo della satira dal 2011, da allora non si è più fermato. Ma la sua parodia dell'attuale establishment politico gli è valsa un mandato d'arresto.
Guantanamo. Fame di libertà
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la confisca di lettere e fotografie, nonché l’ispezione di alcune copie del Corano. La decisione presa da 33 detenuti di entrare in sciopero della fame è l’estrema risposta a una reclusione di cui è impossibile intravedere la fine. Nonostante le promesse di Obama.
Tunisia. Debito e FMI: l'altra faccia del neo-colonialismo
Di fronte alla crisi economica crescente e all’instabilità interna, il governo tunisino chiede un prestito al Fondo monetario internazionale. In cambio, le istituzioni finanziarie impongono riforme che peseranno sulle spalle dei cittadini. Il ricatto del debito come espressione del neo-colonialismo: una nuova analisi di Nawaat.
Tunisia. Tra niqab e scontro politico: un rettore in attesa di giudizio
L’affaire Kazdaghli riapre il dibattito laicità/islamismo nella Tunisia post-rivoluzionaria. Molto più di una semplice vicenda legale, il caso - non esente da strumentalizzazioni - diventa terreno di un confronto più ampio che chiama in causa libertà accademiche, individuali e diritto di espressione. Intervista al rettore dell'università La Manouba.
Arms Trade Treaty. Testo approvato, ora la ratifica
Con una votazione a maggioranza, passa all'Assemblea Onu il Trattato internazionale sul commercio delle armi. La prossima tappa è a giugno, quando ai paesi membri sarà chiesto di ratificare la risoluzione. I conflitti in corso e le tensioni internazionali tengono tuttavia ancora aperta la partita.
Arabia Saudita. Donne e biciclette, una vittoria a metà
Sarà l'effetto del film “Wadjda”, o l'ennesima concessione da parte del re Abdullah alle pressanti richieste dell'opinione pubblica. Sta di fatto che le donne saudite hanno segnato un altro punto verso la conquista delle loro libertà di base, con il permesso reale di girare per strada in bicicletta.
WSF/Tunisia. Finito il Forum, quale futuro per i profughi di Choucha?
Dallo scoppio della guerra in Libia, 4 mila persone riparate in territorio tunisino hanno fatto domanda di asilo internazionale. Chi si è visto rifiutare lo status di rifugiato è rimasto nel limbo alle porte del deserto. Ora i deboutés stanno protestando di fronte alla sede dell'Unhcr, che a giugno smantellerà il campo. E al quarto giorno di sciopero della fame, le loro condizioni di salute si stanno aggravando.
