Analisi/focus

Palestina: Abu Mazen e la "giostra del potere"

Nonostante la dichiarazione d'intesa firmata da Hamas e Fatah all’inizio di questo mese a Doha, sono ancora tanti i nodi da sciogliere per il raggiungimento di una piena riconciliazione tra le parti che costituisca le fondamenta di un governo ad interim solido e capace di portare i Territori a nuove elezioni.

Palestina: le due anime di Hamas mettono a rischio l’accordo di Doha, e non solo

Quasi c’era da aspettarselo: Hamas e Fatah non riescono proprio a mettersi d’accordo. Basta infatti aspettare qualche giorno e quelle certezze così chiaramente (e a volte pomposamente) espresse dai rappresentanti dei due partiti diventano meno solide di un castello di carta.

La pseudo-transizione yemenita: Saleh vola negli Usa, ma tornerà

Un altro raid statunitense nel sud, nuove marce di protesta per le strade di Sana’a, l’ennesimo tentativo di assassinio ai danni di un alto funzionario del governo. Le ultime settimane nello Yemen hanno seguito un copione già visto, e in parte probabilmente già scritto, nonostante la grande differenza sia l’assenza di Ali Abdullah Saleh.

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L’assurda commedia del “Grande Medio Oriente” tra militarizzazione, embarghi e cancelli da custodire

Domenica 16 gennaio il Presidente Barack Obama ha recapitato una lettera alla dirigenza di Tehran, in merito allo scontro mediatico in atto tra i due paesi per il transito attraverso lo stretto di Hormuz. Intanto nella regione si rafforzano i venti di guerra, con il regno dei Sa’ud che ha ormai raggiunto il terzo posto nella classifica della flotta area più grande del Vicino Oriente, dopo Iran e Israele. 

Siria, Assad resiste. Nonostante tutto.

Il dato di fatto è semplicemente uno. Nonostante i richiami e le sanzioni, nonostante i morti e i feriti che sembrano crescere con il passare dei giorni, nonostante tutto Bashar al-Assad è ancora al potere. Lo hanno dato per spacciato più di una volta durante l'anno e specialmente in questi ultimi mesi. E invece no. Il secondo figlio di Hafez al-Assad resiste. Ancora.

Dalla “primavera araba” alla “primavera islamica”

Il titolo è tratto da un editoriale firmato il 16 dicembre da Abir Bashir, sulle pagine del libanese Al-Mustaqbal: “Un'attenta lettura della nuova mappa politica regionale rivela come la primavera araba si sia stata trasformata in una primavera islamica”. E in effetti, se osserviamo i risultati elettorali di Egitto e Tunisia o il ruolo delle forze islamiche in Libia, una riflessione è d'obbligo.

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Il Politburo di Hamas cambia sede?

La situazione siriana potrebbe costringere Hamas a cambiare la sede del proprio ufficio politico che è Damasco, ormai da molti anni. Ma quale paese sarebbe disposto ad accogliere un'organizzazione che molte nazioni (Usa ed Israele in testa) considerano ancora alla stregua di al-Qaeda?

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Yemen: quanto vale la firma di Saleh?

A due settimane di distanza da quello che da più parti è stato definito come lo storico accordo sponsorizzato dal Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), che avrebbe dovuto rappresentare la "nuova speranza democratica" per lo Yemen e porre finalmente fine al regime di Ali Abdullah Saleh, le notizie che giungono dal più povero dei Paesi arabi sono ancora quelle di nuove violenze, bombardamenti e vittime civili.

Rinvii ed annunci mancati: la confusione, non casuale, della politica palestinese

Il voto all'Onu va avanti nel silenzio e nell'apparente indifferenza dei media internazionali, fin troppo concentrati sugli sviluppi egiziani e siriani, mentre la nomina del premier Muhammad Mustafa è stata rinviata, facendo dubbi sulla  volontà di concludere l'accordo tra Hamas e Fatah.

 

La strada per Damasco passa per il Cairo: la crisi siriana e gli equilibri del Vicino Oriente

Sulla Siria, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati subito d’accordo. Eppure per un certo periodo di tempo si è detto che il piccolo emirato era uno spin-off dell’Iran, e che la sua agenda di politica estera ricalcava da vicino quella di Tehran.

Yemen: cosa cambia con l’uscita di scena di Saleh?

Il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh ha firmato mercoledì l’accordo per trasferire i poteri al suo vice sulla base dell’accordo mediato dal Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Cosa ne sarà adesso della rivolta yemenita e, soprattutto, cosa cambierà realmente per lo Yemen?

 

Egitto: eccellenti assenti, i Fratelli musulmani si smarcano dalla piazza

Se nelle ultime settimane i Fratelli musulmani avevano progressivamente acquisito visibilità per le loro posizioni critiche contro i militari, ora sembrano intenzionati a fare un passo indietro. Un atteggiamento ambiguo, ma non sorprendente.

 

L'eco delle rivolte siriane in Libano

La rivolta contro Bashar al-Assad ha inevitabilmente fatto sentire il proprio doloroso eco anche in Libano, paese da sempre sottoposto all'ingombrante influenza di Damasco e all'ingerenza siriana nei propri affari interni. Da decenni il paese dei cedri si divide in forze che appoggiano o viceversa criticano duramente Damasco, ed oggi questa divisione inizia a manifestarsi, ancora una volta, in tutta la sua evidenza.

 

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Tunisia, Ennahda: le ragioni di un successo

La vittoria di Ennahda era considerata acquisita fin dalla vigilia della consultazione. Tuttavia, in pochi immaginavano un’affermazione così netta del partito islamico, che ha ottenuto il 40,5% dei suffragi e il 41,5% dei seggi a disposizione (90 su un totale di 217).

Successo Unesco: un'arma a doppio taglio per i palestinesi

Certamente i palestinesi hanno ottenuto un risultato importante con il voto ottenuto all'Unesco, che gli garantisce un pieno riconoscimento all'interno dell'agenzia Onu. Un successo che, sebbene scevro di conseguenze pratiche positive nel breve termine, potrebbe risultare un vantaggio nel lungo periodo. Per ora infatti le uniche conseguenze sono di carattere negativo, poiché il riconoscimento all'Unesco ha pesantemente irritato Tel Aviv.

 

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Al-Qaeda, la Penisola Araba e la rivolta yemenita

Mentre il caos continua ad imperversare nello Yemen, un altro attore sta gradualmente cercando di emergere nella rivolta contro il regime di Ali Abdullah Saleh. Al-Qaeda nella Penisola Araba (AQAP), estensione territoriale del network qaedista nello Yemen sembra attualmente aver cambiato strategia iniziando a presentarsi come parte integrante della primavera araba nel paese.

Iraq, 2003/2011: a otto anni dalla caduta di Saddam Hussein

Molti anni di presenza straniera hanno indiscutibilmente stravolto il paesaggio e la vita dei circa trenta milioni di iracheni. Un paese che, secondo le stime, potrebbe essere il primo produttore di petrolio al mondo in pochi anni, superando l’Arabia Saudita, diventando una potenza regionale molto influente. Ora le conseguenze del SOFA.

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Analisi/Iran e Turchia: alleati congiunturali, nonostante tutto

Non è ancora tempo di rottura per Iran e Turchia. Nonostante negli ultimi mesi le relazioni tra i due paesi sembrassero essersi deteriorate, come conseguenza della posizione critica assunta da Ankara nei confronti del regime siriano, i rapporti bilaterali non sono ancora stati messi in discussione. 

Analisi/Elezioni in Oman: tra cauto riformismo ed esigenza di cambiamento

In Oman si è appena concluso l’appuntamento elettorale relativo alla nomina delle settima “legislatura” della Majlis al-shura, la camera bassa. I seggi messi in palio erano 84 e sono stati assegnati solo a candidati di sesso maschile, eccezion fatta per uno soltanto, quello ora occupato da Ni’ma Bint Jamil Al Bu Sa’idiyya in rappresentanza della provincia di al-Sib.

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Analisi/Gilad Shalit: quanto vale la vita di un uomo? Sicuramente il secondo mandato di Netanyahu

Il contenuto della testimonianza di Frimet e Arnold Roth dalle colonne di Haaretz era più che prevedibile e non è stato l'unico in questi ultimi giorni. In una giornata di gioia per Israele, dove si è festeggiato il ritorno a casa del caporale Shalit, una parte del paese è rimasta distante dalle radio e dalle televisioni.

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