Algeria

Denominazione ufficiale:
al-Jumhuriyya al-jaza'iriyya al-dimuqratiyya al-sha'biyya - République algérienne démocratique et populaire
Capitale:
Algeri
Popolazione:
36 300 000 abitanti
[Fonte: Office National des Statistiques - Algérie, 2011]
Lingue:
L'arabo è la lingua ufficiale (art. 3 della Costituzione), dal 2002 anche la Tamazight (lingua berbera) è riconosciuta come lingua nazionale (art. 3 bis della Costituzione). In assenza di statistiche ufficiali, non è possibile stabilire la percentuale esatta della popolazione berberofona, che tuttavia costituisce una forte minoranza. Il francese è la seconda lingua corrente, largamente utilizzata soprattutto nel settore economico-amministrativo.
Religioni:
Musulmani sunniti 99%, cristiani ed ebrei 1%. L'islam è la religione di Stato (art. 2 della Costituzione).
[Fonte: CIA World Factbook]
Forma di governo:
Repubblica presidenziale
Capo dello Stato :
Abdelaziz Bouteflika dal 1999. Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale, diretto e segreto (art. 71 della Costituzione), resta in carica 5 anni, senza limite di mandato (art. 74 della Costituzione, cosi come modificato dalla legge di revisione costituzionale n°08-19 del 15 novembre 2008). È Capo supremo di tutte le forze armate (art. 77). In caso di decesso o dimissioni, dopo la constatazione ufficiale del Consiglio costituzionale, il Parlamento a camere riunite con la maggioranza dei 2/3 dei suoi membri nomina il Presidente del Consiglio della Nazione (CdN) Capo dello stato ad interim (art. 88).
Potere legislativo:
Il potere legislativo è esercitato da un Parlamento bicamerale: l'Assemblea Popolare Nazionale (al-Majlis al-sha'abi al-watani, Camera bassa), 389 membri eletti per 5 anni (art. 102) a suffragio universale (art. 101) e dal Consiglio della Nazione (Majlis al-umma, Camera alta). Quest'ultima si compone di 144 membri con un mandato di 6 anni, rinnovato per metà ogni 3 anni (art.102), eletti per 2/3 dai rappresentanti comunali e provinciali e per 1/3 dal Presidente della Repubblica (art. 101). Il Parlamento controlla l'azione del governo (art. 99) ed elabora e approva le leggi (art. 98).
L'iniziativa legislativa appartiene congiuntamente al Primo ministro e ai deputati (art. 119), la proposta di legge viene adottata dal CdN con maggioranza di 3/4 dei suoi membri solo dopo l'approvazione dell’Assemblea Popolare Nazionale (APN); è esclusa la possibilità di apporre emendamenti, a meno che non vi sia un accordo con il governo. In caso di disaccordo tra l'APN e il CdN viene istituita una commissione paritaria ad hoc incaricata di proporre un nuovo testo che verrà nuovamente sottoposto all'approvazione delle due camere (art. 120).
Potere esecutivo:
Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente della Repubblica che presiede il Consiglio dei ministri, nomina il Primo ministro e mette fine alle sue funzioni, firma i decreti presidenziali, conclude e ratifica i trattati internazionali (art. 77). Il Presidente della Repubblica nomina i membri del governo dopo consultazione con il Primo ministro, quest'ultimo attua il programma del Presidente della Repubblica e coordina l'azione del governo (art. 79). Il piano d'azione del Primo ministro deve essere approvato dall'APN e dal CdN (art. 80), in caso contrario il Primo ministro deve presentare le dimissioni del governo al Presidente della Repubblica (art. 81).
Cronologia:
1962, marzo: Firma degli accordi di Évian che sanciscono la fine della "guerra d'Algeria", dopo la lotta di liberazione condotta dagli indipendentisti algerini guidati dal Fronte di liberazione nazionale (FLN).
1962, luglio: Referendum per l'autodeterminazione e proclamazione dell'indipendenza. Conflitto interno tra le diverse fazioni che aspirano al potere: l'Esercito nazionale popolare (ANP) comandato da Houari Boumediene e sostenuto da Ahmed Ben Bella si contrappone al Governo provvisorio della repubblica algerina (GPRA), costituitosi a Tunisi nel 1958 per volontà del FLN.
1962, settembre: Elezioni per l'Assemblea costituente, Ben Bella primo Capo del governo (provvisorio) dell'Algeria indipendente.
1963, settembre: Approvata per via referendaria la prima Costituzione che definisce l'Algeria una Repubblica presidenziale (art. 1 della Costituzione) e instaura un regime militare a partito unico (art. 23). Viene istituita l'Assemblea Popolare Nazionale eletta per 5 anni a suffragio universale i cui candidati sono direttamente proposti dal FLN (art. 27).
1963-1965: Ben Bella, Presidente della Repubblica, mette in atto una prima serie di riforme d'ispirazione socialista, attraverso un sistema di autogestione dei principali settori produttivi. Inizia la dissidenza della Cabilia (regione berberofona), Hocine Aït Ahmed fonda il Fronte delle forze socialiste (FFS).
1965: Colpo di stato del colonnello Houari Boumediene che depone Ben Bella e assume tutti i poteri.
1971: Rivoluzione della politica economica algerina: Boumediene nazionalizza il settore degli idrocarburi, lancia il programma della "rivoluzione agraria" e della "gestione socialista delle imprese".
1976, febbraio: Il Fronte Polisario proclama la "Repubblica araba sahrawi democratica" con l'appoggio dell’Algeria. Si rompono le relazioni con Rabat.
1976, novembre: Adozione, tramite referendum, della seconda Costituzione: l'Algeria è ufficialmente uno Stato socialista (art. 1 della Costituzione); tutte le funzioni di responsabilità dello Stato sono detenute dai membri della direzione del partito unico - FLN (art. 102); all'APN viene attribuito il potere legislativo (art. 126) limitatamente ai ventisei settori di attività elencati nell'articolo 151 (tra cui politica economica, sociale e culturale; pianificazione del territorio, ambiente e qualità della vita).
1976, dicembre: Boumediene viene eletto Presidente della Repubblica.
1977, febbraio: Elezione della prima Assemblea popolare nazionale.
1978, dicembre: Morte di Houari Boumediene.
1979, febbraio: Il colonnello Chadli Bendjedid viene eletto Presidente.
1979- 1988: Blocage du système. Crisi economica dovuta ad una brusca diminuzione del prezzo del petrolio a livello internazionale. I profitti derivanti dagli idrocarburi non sono più sufficienti a finanziare gli investimenti pubblici dell'industria e dei servizi. Viene attuato un vero e proprio piano di austerità: riduzione della spesa pubblica, delle importazioni e dei fondi statali.
1980, aprile: Insurrezione della Cabilia (la cosiddetta "Primavera berbera") che reclama il riconoscimento della lingua e della cultura berbera.
1984, gennaio: Rielezione del presidente Chadli Bendjedid.
1984, giugno: Viene adottato il codice di famiglia, fortemente restrittivo per i diritti delle donne. La fonte giuridica del testo è la shari‘a.
1988, ottobre: Migliaia di algerini scendono nelle strade e nelle piazze per protestare contro le misure di austerità decise dal governo, la reazione dell'esercito è brutale: più di cinquecento persone perdono la vita e oltre tremila vengono incarcerate senza processo.
1989, febbraio: Viene approvata, tramite referendum, la terza Costituzione che garantisce una maggiore apertura in senso democratico, introducendo il multipartitismo (art. 40).
1989, settembre: Il Fronte islamico di salvezza (FIS), guidato da Abassi Madani e Ali Belhadj, viene legalizzato.
1990, giugno: Il FIS ottiene una vittoria significativa alle elezioni municipali e regionali.
1991, dicembre: Si tengono le prime elezioni legislative multipartitiche, che confermano la vittoria del FIS al primo turno.
1992, gennaio: Il presidente Chadli, sospettato di complicità con il FIS, viene costretto a dimettersi e sostituito dall'Alto Comitato di Stato, guidato da Muahmmad Boudiaf. Il secondo turno delle elezioni viene annullato.
1992, febbraio: Viene dichiarato lo stato d'emergenza in tutto il paese.
1992, marzo: Il FIS viene sciolto e i due suoi leader, Abassi Madani e Ali Belhadjar incarcerati.
1992, giugno: Mohamed Boudiaf viene assassinato.
1992-1999: Guerra civile (oltre 150 000 vittime).
1994, gennaio: L'Alto Comitato di Stato nomina il generale Liamine Zeroual alla guida dello Stato. Compare il Gruppo Islamico Armato (GIA).
1995, gennaio: Le principali forze dell'opposizione, islamici compresi, firmano a Roma (su iniziativa della Comunità di Sant’Egidio) un "contratto nazionale" per porre fine alle violenze. Il potere militare rigetta la proposta.
1995, novembre: Il generale Zeroual vince le elezioni presidenziali. Il tasso d'affluenza alle elezioni è elevato (75,6%), nonostante l'appello al boicottaggio dei partiti d'opposizione firmatari dell'accordo di Roma.
1996, novembre: Viene approvata per referendum la quarta Costituzione che accresce i poteri del Presidente della Repubblica, vieta i partiti a base religiosa e regionalista (art. 42) e istituisce un Parlamento bicamerale (art. 98).
1997, giugno: Grande successo alle elezioni legislative del nuovo partito presidenziale, Raggruppamento nazionale democratico (RND).
1997, settembre: L’Esercito islamico di salvezza (AIS), braccio armato del ex-FIS e opposto al Gruppo islamico armato (GIA), annuncia una tregua a partire dal primo ottobre.
1998, settembre: Su pressione delle alte gerarchie militari, Lamine Zeroual decide di dimettersi e annuncia le elezioni presidenziali anticipate.
1998, novembre: Da una scissione all'interno del GIA nasce il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (GSPC), che continua l'opposizione armata.
1999, aprile: Abdelaziz Bouteflika viene eletto Presidente.
1999, settembre: Approvazione tramite referendum della legge sulla "Concordia civile" che garantisce l'amnistia a tutti gli islamici radicali che non si sono macchiati di "crimini di sangue" e che rinunciano alla violenza prima del 13 gennaio del 2000.
2001, aprile: "Primavera Nera" della Cabilia: la regione insorge nuovamente contro il potere centrale che continua a reprimere la realtà identitaria berbera. Si contano una sessantina di morti, più di 1300 feriti e centinaia di arresti tra i giovani della regione.
2001, giugno: I comitati di villaggio, sorti in tutta la Cabilia a partire dal mese di maggio, adottano la "Piattaforma di El-Kseur" per rivendicare l’amazigh in tutte le sue dimensioni (identitaria, civile, linguistica e culturale) e per chiedere un piano di rilancio socio-economico per la Cabilia.
2002, aprile: La tamazight viene riconosciuta come lingua nazionale, ma non ufficiale, dal Parlamento.
2002, maggio: L'FLN vince le elezioni legislative, boicottate dai partiti cabili (FFS e RCD).
2003, maggio: Ahmed Ouyahia sostituisce Ali Benflis come Capo del governo (formato dai partiti dell' "Alleanza presidenziale", FLN-RND-MSP).
2003, settembre: Bouteflika nomina una commissione ad hoc, presieduta dal direttore del Consiglio Nazionale Consultivo per la Protezione e la Promozione dei Diritti Umani (CNCPPDH), Farouk Ksentini, con lo scopo di identificare il numero degli scomparsi del "decennio nero" (guerra civile). Dopo diciotto mesi di lavoro, la Commissione Ksentini identificherà 6.146 casi di scomparsa (le associazioni delle famiglie delle vittime ne reclamano oltre 15 mila); tuttavia questo documento consegnato nel marzo del 2005 al Presidente della Repubblica non verrà mai reso pubblico.
2004, aprile: Abdelaziz Bouteflika viene rieletto Presidente della Repubblica.
2005, marzo: Il Parlamento approva a grande maggioranza la riforma del codice di famiglia, che tuttavia non apporta modifiche significative. Resta la figura del tutore, che concede o nega l'assenso al matrimonio. La fonte giuridica del testo resta la shari'a.
2005, settembre: Viene approvata tramite referendum la Carta per la pace e la riconciliazione nazionale che sancisce la non perseguibilità dei reati, anche gravi, perpetrati durante la guerra civile sia dai terroristi islamici sia dalle forze di polizia e dell'esercito. Il GSPC rifiuta l'amnistia.
2007: Ripresa degli attentati terroristici rivendicati dal GSPC, ribattezzatosi Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI).
2007, aprile: Due attentati con auto-bombe davanti al palazzo del governo e alla sede dell'interpol provocano trenta morti e oltre 160 feriti. AQMI rivendica l'attacco.
2007, maggio: I tre partiti dell' "Alleanza presidenziale" (che sostengono Bouteflika) conservano la maggioranza assoluta alle elezioni legislative.
2007, dicembre: Al-Qaida nel Maghreb Islamico rivendica due nuovi attacchi dinamitardi che colpiscono prima il Consiglio costituzionale e poi gli uffici dell’UNHCR di Algeri. Il bilancio delle vittime è di 34 morti.
2008, novembre: Revisione costituzionale che prevede l'eliminazione del limite di due mandati per il Presidente della Repubblica e limita i poteri del Primo ministro. Questi non può presentare un programma di governo, né convocare il Consiglio dei ministri, né firmare decreti esecutivi senza l'avallo del presidente della Repubblica.
2009, aprile: Abdelaziz Bouteflika viene rieletto per la terza volta Presidente della Repubblica. Le elezioni sono però boicottate da importanti partiti di opposizione come il Fronte delle forze socialiste (FFS), il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD) e il Movimento di rinascita islamica (Ennahda).
2011, gennaio: Iniziano le proteste in tutto il paese a causa dell'aumento dei prezzi di prodotti alimentari di largo consumo, ma anche da una disoccupazione cronica e dalla carenza di alloggi. Rivolte sociali scoppiano ad Algeri (una decina di morti e centinaia di arresti). Viene creato il Coordinamento Nazionale per il Cambiamento e la Democrazia (CNCD) ad opera della Ligue Algérienne de Défense des Droits de l’Homme (LADDH), dei sindacati autonomi (SNAPAP, SATEF, CNES,CLA), del Rassemblement Action Jeunesse (RAJ), di SOS Disparus, e dei partiti politici Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD), Partito della libertà e la giustizia (PLJ), Movimento democratico e sociale (MDS). Si discosta dall’iniziativa lo storico partito di opposizione FFS.
2011, febbraio: Revoca dello stato di emergenza.
2011, aprile: Bouteflika con un discorso alla nazione annuncia l'avvio di un processo di riforme politiche che culminerà con la revisione della Costituzione.
2011, maggio: Vengono istituite due commissioni: la prima, con a capo Abdelkader Bensalah (presidente del Consiglio della Nazione), incaricata di elaborare nuove riforme di natura politica tra cui una nuova legge elettorale e sui partiti politici, misure volte all'ampliamento della partecipazione femminile nelle assemblee elettive locali e un nuovo codice per l'informazione. La seconda, sotto la guida di Mohamed Seghir Babès (presidente del Comitato nazionale economico e sociale), con lo scopo di indicare le modalità per uno sviluppo durevole e migliorare l’efficienza delle imprese algerine.
2011, novembre: Il Parlamento vota la legge che accorda la presenza di una quota rosa minima, variabile a seconda delle circoscrizioni elettorali.
2011, dicembre: L'APN approva a maggioranza assoluta un disegno di legge che pone forti vincoli alla costituzione di nuovi partiti politici e concede all'amministrazione dello stato la prerogativa di autorizzarne la formazione. Tra gli emendamenti, il progetto di legge prevede il divieto di ricostituire il Fronte islamico di salvezza. Nonostante ciò, vengono legalizzate dieci nuove formazioni politiche in vista delle elezioni legislative del maggio 2012.
2012, maggio: Elezioni legislative per il rinnovo dell'Assemblea Popolare Nazionale (camera bassa).
Riferimenti:
S. Chena, «L'Algérie dans le "Printemps arabe" entre espoirs, initiatives et blocages», Confluences Méditerranée, 2011/2 N° 77, pp. 105-118.
M. Makedhi, «Des réformes aux relents de passé», El-Watan 6 décembre 2011.
B. Stora, Histoire de l'Algérie depuis l'indépendance 1962-1988, La Découverte, Paris, 2004.
(a cura di Sara Cedrone)
