Algeria: un appello per i diritti umani e la libertà d'espressione

Mentre i riflettori sono puntati sui paesi ‘caldi’ della primavera araba, il governo algerino, forte dell’indebolimento delle pressioni internazionali, prosegue il suo giro di vite contro gli attivisti dei diritti umani e le organizzazioni indipendenti della società civile, con una nuova legge che limita fortemente la libertà d’espressione e di associazione.

 

 

 

di Francesca Manfroni

Riceviamo l'appello degli attivisti dei diritti umani, che denunciano l'adozione di una legge repressiva sulla libertà d’associazione, votata dall’Assemblea nazionale popolare algerina (ANP)  lo scorso 13 dicembre.

La Rete euro-mediterranea per i diritti dell’Uomo (REMDH) e le sue organizzazioni partner in Algeria, nonché il Collettivo delle famiglie dei desaparecidos algerini e la Lega algerina per la difesa dei diritti dell’uomo (LADDH) lamentano ora che l’appello indirizzato nel mese di ottobre ai deputati dell’ANP per la revisione del progetto di legge è rimasto totalmente inascoltato.

Queste organizzazioni condannano quindi le disposizioni contenute in questo nuovo testo perché non garantiscono la libertà d’espressione e impongono importanti restrizioni alla vita associativa, soprattutto in materia di cooperazione tra le associazioni algerine e internazionali.

“Questa legge costituisce un evidente attentato alla libertà d’associazione garantita da tutte le Convenzioni internazionali ratificate dall’Algeria che – secondo la nostra Costituzione – hanno valore superiore alle leggi nazionali”, dichiara Kamel Jendoubi, presidente del REMDH. 

“Invece di lavorare per realizzare delle riforme democratiche, questa nuova legge rafforza le disposizioni restrittive previste dalla legge 90-31 del 1990 e codifica delle pratiche abusive già largamente messe in pratica dalle autorità amministrative”, aggiunge Nasser Dutour, portavoce del SOS-Disparus, organizzazione che ancora non è riuscita ad ottenere la registrazione da parte del governo algerino.

La costituzione delle associazioni sarà ora sottoposta a un regime di autorizzazione che rimpiazzerà il regime dichiarativo, di semplice notifica, previsto dalla legge attuale.

D’ora in poi le autorità potranno avvalersi del diritto rifiutare la registrazione alle organizzazioni più critiche verso il governo, soprattutto a quelle che si occupano di diritti umani e di persone scomparse, le stesse che chiedono da anni l’abrogazione della Carta per la pace e la riconciliazione nazionale e che militano per la verità e la giustizia.

In materia di finanziamenti delle organizzazioni, con il pretesto di migliorare la ripartizione dei fondi esteri, la nuova legge rafforza le disposizioni della 90-31. Tali finanziamenti verranno quindi interdetti a priori al di fuori delle relazioni di cooperazione già sottoposte ad autorizzazione.

Inoltre, sempre la nuova legge prevede un rafforzamento del controllo del potere esecutivo in materia di sospensione o scioglimento delle associazioni.

“Secondo il testo adottato – spiega Mustapha Bouchachi, presidente della LADDH – una decisione amministrativa sarà sufficiente per sospendere le attività di un’associazione in caso d’ingerenza negli affari interni dell’Algeria o di attentato alla sovranità nazionale”.

Disposizione, quest’ultima, già attuata lo scorso 10 novembre, addirittura prima che la legge entrasse in vigore, con l’ordine di scioglimento di almeno una dozzina di associazioni locali.

I rappresentati delle organizzazioni chiedono dunque una revisione di questa legge nella misura in cui le nuove disposizioni sono manifestamente contrarie allo spirito e a quanto sancito dal Patto internazionale dei diritti civili e politici ratificato dall’Algeria il 12 settembre 1989.

Gli attivisti sottolineano infine come solo un vero processo partecipativo, trasparente e inclusivo dell’insieme di organizzazioni indipendenti della società civile possa portare all’adozione di riforme democratiche. 

21 dicembre 2011